Capitolo 01 — Welcome World
Il mondo oltre lo schermo
I. Le 17:26
«Zack, sei pesante.»
Il carlino non si mosse.
«Zack.»
Un russare sommesso fu l’unica risposta.
«Benissimo. Discutere con te è sempre una soddisfazione.»
LYRIA era sdraiata sul letto, con una gamba piegata e l’altra quasi fuori dal materasso. Il sole del tardo pomeriggio attraversava la finestra, disegnando una striscia dorata sul pavimento. Accanto a lei, Zack dormiva profondamente, appoggiato al suo fianco con tutta la determinazione di un animale convinto di essere molto più piccolo di quanto fosse.
Sul comodino c’era un dispositivo Full Dive.
LYRIA lo fissava da diversi minuti.
Aveva aspettato quel momento abbastanza a lungo da immaginarselo in una dozzina di modi diversi. Si era vista attraversare portali, esplorare castelli, combattere creature fantastiche e naturalmente diventare una di quelle avventuriere leggendarie che nei giochi sembravano sempre sapere cosa fare.
Nella realtà, non era nemmeno riuscita a liberare la gamba dal carlino.
«Cominciamo bene.»
Allungò una mano verso il dispositivo.
Era più leggero di quanto si aspettasse. La superficie scura rifletteva appena la luce della finestra. Nessun cavo ingombrante, nessun controller da stringere, nessuno schermo davanti agli occhi nel senso tradizionale.
Il mondo sarebbe stato lo schermo.
Anzi, se le promesse erano vere, non ci sarebbe stato più alcuno schermo.
Zack aprì un occhio.
«Non guardarmi così. Torno subito.»
Il carlino sbuffò e lo richiuse.
LYRIA sorrise.
«Sì, lo so. Sono parole che non ti piacciono.»
L’orologio segnava le 17:26.
Si sistemò sul cuscino, facendo attenzione a non disturbare troppo Zack. Poi sollevò il dispositivo e lo indossò.
Per un istante sentì soltanto il proprio respiro.
Una voce artificiale, calma e precisa, risuonò nella sua mente.
Initializing Full Dive...
LYRIA trattenne un sorriso.
Neural connection established.
«Oh.»
Avatar synchronized.
«Oh, davvero.»
World loading...
La luce della stanza sembrò allontanarsi.
Non diventò buio. Fu qualcosa di più strano: la sensazione che il letto, il cuscino, la finestra e perfino il peso di Zack stessero perdendo significato, come ricordi che non aveva ancora dimenticato.
Login complete.
Una breve pausa.
Welcome, Player. Online!
E il mondo cambiò.
II. Benvenuta
La prima cosa che LYRIA sentì fu il vento.
Non un effetto sonoro.
Vento vero.
Le sfiorava il viso, le muoveva le punte dei capelli e portava con sé un profumo d’erba, pietra riscaldata dal sole e qualcosa di dolce che non riusciva a identificare.
Aprì gli occhi.
Davanti a lei si estendeva un cielo immenso.
Isole sospese galleggiavano nell’aria a distanze impossibili. Cascate precipitavano da scogliere fluttuanti, trasformandosi in nebbia prima di raggiungere le terre sottostanti. Ponti e torri collegavano strutture che sembravano appartenere a un’antica civiltà fantastica.
Più lontano, una città si arrampicava su terrazze di pietra chiara, circondata da mura, giardini e campanili sottili.
LYRIA rimase immobile.
«No.»
Fece un passo avanti.
«No, aspetta.»
Guardò le proprie mani. Le aprì, le chiuse. Si toccò una guancia.
Poi batté un piede a terra.
La pietra era solida.
«Ma è...»
Un’altra folata di vento le attraversò i capelli.
«È bellissimo.»
La frase uscì sottovoce, quasi con timore di rovinare qualcosa.
Si avvicinò al parapetto della terrazza e guardò in basso. Molto in basso.
Lo stomaco le si strinse.
«Okay. Anche le vertigini. Molto gentili.»
Indietreggiò immediatamente.
Poi scoppiò a ridere.
Aveva giocato a centinaia di videogiochi. Aveva attraversato mondi fantastici, affrontato nemici impossibili e trascorso ore davanti a panorami digitali.
Ma questa volta non stava guardando un mondo.
Ci si trovava dentro.
Una piccola interfaccia luminosa apparve davanti ai suoi occhi.
WELCOME TO THE VIRTUAL WORLD
PLAYER: LYRIA
LEVEL: 1
Sotto, una serie di icone mostrava inventario, equipaggiamento, statistiche e mappa.
LYRIA mosse una mano. L’interfaccia seguì il gesto con una naturalezza sorprendente.
«Livello uno.»
Studiò il numero.
«Va bene. Tutti devono cominciare da qualche parte.»
Osservò i propri vestiti: un semplice equipaggiamento iniziale, pratico, scuro, con dettagli chiari e stivali da avventuriera.
Non esattamente l’abbigliamento di una regina guerriera.
«Beh, almeno non mi hanno messa in pigiama.»
Una strada lastricata conduceva verso la città.
LYRIA la imboccò quasi saltellando.
Per una volta non aveva fretta di arrivare da nessuna parte.
Voleva vedere tutto.
III. La prima spada
La città era ancora più sorprendente da vicino.
Mercanti gridavano offerte da bancarelle colorate. Insegne oscillavano sopra botteghe di pozioni, stoffe e accessori. Avventurieri con armature scintillanti attraversavano le strade accanto a persone vestite come maghi, esploratori e nobili.
Alcuni correvano verso le uscite della città. Altri consultavano mappe o discutevano davanti alle bacheche delle missioni.
LYRIA si fermava ogni pochi metri.
Una fontana.
Un animale sconosciuto.
Un balcone pieno di fiori.
Una pasticceria.
«Ma si può mangiare?»
Si fermò davanti alla vetrina.
Poi scosse la testa.
«Prima l’equipaggiamento. Poi i dolci.»
Riuscì a mantenere quella decisione per circa venti secondi.
Quando finalmente raggiunse la zona del mercato, aveva già comprato qualcosa da mangiare e scoperto che il sapore era assolutamente convincente.
Fu il rumore del metallo ad attirare la sua attenzione.
Lungo la strada, un armaiolo aveva allestito una bancarella sotto una grande tenda. Spade, pugnali e piccoli scudi erano esposti su rastrelliere di legno, mentre alcune armi più pesanti erano appoggiate direttamente al muro.
LYRIA puntò immediatamente verso la spada più grande.
Provò a sollevarla.
La spada non si mosse.
Tirò più forte.
Niente.
«Interessante.»
L’armaiolo la osservava dall’altro lato del banco.
«È decorativa?» domandò lei.
«È una spada a due mani.»
«Questo lo avevo intuito.»
«Richiede una forza superiore alla sua.»
LYRIA lasciò l’impugnatura.
«Poteva dirlo subito.»
L’armaiolo indicò una rastrelliera più modesta.
«Per un’avventuriera alle prime armi, consiglierei quelle.»
Lei si avvicinò.
Niente lame leggendarie. Niente rune incandescenti. Niente effetti spettacolari.
Solo armi semplici, progettate per essere usate.
Ne scelse una.
La sollevò.
Era leggera, ma non priva di peso. Il metallo reagiva ai suoi movimenti con una concretezza quasi inquietante.
Provò un affondo.
Per poco non colpì una pila di scudi esposti accanto alla bancarella.
«Ops.»
L’armaiolo fece un passo indietro.
«Forse è meglio non provarla in mezzo al mercato.»
«Ottimo consiglio.»
Pagò la spada con una parte delle monete iniziali e la sistemò al fianco.
Poi si allontanò dalla bancarella con un sorriso soddisfatto.
La sua prima arma.
La sua prima vera spada.
Era ufficialmente un’avventuriera.
Fece tre passi.
La spada le urtò fastidiosamente una gamba.
Si fermò per sistemarla.
«Dobbiamo ancora conoscerci, io e te.»
IV. Questione di stile
Il negozio di abbigliamento era un errore.
LYRIA lo capì soltanto dopo essere entrata.
Abiti, mantelli, tuniche, armature leggere, stivali e accessori riempivano la sala. Alcuni sembravano appartenere a un regno medievale; altri erano così elaborati che sarebbe stato difficile immaginare qualcuno capace di combatterci.
Uno specchio a figura intera occupava una parete.
Un’interfaccia le propose di provare gli articoli prima dell’acquisto.
LYRIA sorrise lentamente.
«Ah.»
Selezionò il primo abito.
Un lampo discreto la avvolse.
Quando si guardò allo specchio, il sorriso le scomparve quasi completamente.
Indossava un vestito rosso.
Molto rosso.
Elegante, aderente, con una scollatura decisamente più generosa di quanto si aspettasse e un taglio che lasciava ben poco spazio all’immaginazione.
LYRIA abbassò gli occhi.
Poi li rialzò.
Poi si guardò di lato.
«Oh.»
Si voltò appena.
«Oh, però.»
Provò a sistemarsi il vestito con entrambe le mani, senza ottenere alcun risultato.
«Ma chi dovrebbe andare in giro così?»
Si osservò nuovamente nello specchio.
Per un istante tentò di assumere una posa elegante, con una mano sul fianco e il mento sollevato.
«Salve, comuni mortali. Sono Lady LYRIA, signora delle...»
Si fermò.
Guardò di nuovo la scollatura.
«No. Niente. Lasciamo perdere.»
Le guance le si colorarono leggermente.
Controllò rapidamente che nessuno la stesse osservando.
Poi, con una risatina imbarazzata, selezionò il vestito successivo.
«Okay. Questo decisamente no.»
Un nuovo lampo.
Questa volta indossava un abito da elfa, con colori naturali e dettagli eleganti.
LYRIA inclinò la testa, si portò una mano al petto e tentò un’espressione misteriosa.
«Io sono la custode dell’antica foresta.»
Fece qualche passo leggero.
«Gli alberi parlano con me.»
Si voltò verso una pianta ornamentale vicino alla finestra.
«Tu, per esempio. Come stai?»
Naturalmente la pianta non rispose.
«Timida.»
Una risatina alle sue spalle le fece capire che qualcuno aveva assistito alla scena.
LYRIA si girò.
Una cliente la stava guardando.
Per un istante nessuna delle due parlò.
«Stavo controllando le animazioni,» spiegò LYRIA con assoluta serietà.
La cliente annuì, trattenendo un sorriso.
«Certo.»
LYRIA tornò rapidamente al catalogo.
«Prossimo.»
Tra le opzioni comparve un’armatura completa.
Acciaio lucente.
Spallacci enormi.
Pettorale massiccio.
Guanti corazzati.
Gambali rinforzati.
Un elmo con visiera.
LYRIA spalancò gli occhi.
«Questa sì che è un’armatura!»
Selezionò l’anteprima.
Un lampo la avvolse.
Quando riapparve davanti allo specchio, sembrava un cavaliere pronto ad affrontare un esercito.
«Oh, sì.»
Provò ad assumere una posa eroica.
«Io sono LYRIA, terrore dei mostri, distruttrice di...»
Tentò di alzare un braccio.
Il braccio salì di pochi centimetri.
Si fermò.
Riprovò.
Gli spallacci urtarono contro l’elmo con un rumoroso CLANG.
«...cose.»
Tentò di girarsi.
L’armatura scricchiolò.
Fece un passo.
Poi un altro.
Ogni movimento richiedeva uno sforzo assurdo.
«Ma come fanno a combattere con questa roba?»
Provò a piegarsi.
Niente.
Provò a guardarsi i piedi.
La visiera glielo impediva.
«Fantastico. Se mi cade qualcosa, devo aspettare che qualcuno venga a raccoglierla.»
Tentò un ultimo passo.
Il peso dell’armatura la sbilanciò leggermente all’indietro.
LYRIA si immobilizzò.
«No, no, no...»
Riuscì a recuperare l’equilibrio per un soffio.
Rimase ferma qualche secondo.
Poi sospirò.
«Va bene. Se arriva un mostro, gli chiedo gentilmente di aspettare mentre mi giro.»
Disattivò l’anteprima.
L’armatura scomparve.
LYRIA mosse immediatamente braccia e gambe.
«Ahhh. La libertà.»
Dopo altri tentativi trovò finalmente ciò che cercava.
Un equipaggiamento fantasy leggero, scuro, pratico. Una tunica adatta al movimento, elementi chiari sulle maniche, dettagli in pelle e stivali solidi.
Niente decorazioni inutili.
Niente abiti che impedissero di correre.
Niente armature nelle quali rischiare di rimanere incastrata.
Si guardò allo specchio.
Ruotò lentamente su se stessa.
Poi sorrise.
«Ecco.»
Non sembrava una principessa.
Non sembrava nemmeno un’eroina leggendaria.
Sembrava qualcuno che avrebbe potuto davvero partire all’avventura.
«Questa sono io.»
Controllò il prezzo.
Il sorriso si ridusse.
«Quasi tutta la mia fortuna.»
Guardò la spada al fianco.
Poi l’equipaggiamento.
Poi di nuovo il prezzo.
«Vabbè. I soldi nei giochi servono per essere spesi.»
Confermò l’acquisto.
Quando uscì dal negozio, aveva poche monete, una spada economica e una fiducia in se stessa decisamente superiore alle sue capacità.
Era il momento perfetto per accettare una missione.
V. La prima quest
La bacheca delle missioni si trovava vicino a una delle porte cittadine.
LYRIA studiò gli incarichi disponibili.
Raccogliere erbe.
Consegnare un pacco.
Recuperare materiali.
Eliminare alcuni cinghiali che stavano creando problemi nei terreni fuori dalle mura.
Quest’ultimo le sembrò particolarmente interessante.
QUEST DISPONIBILE
Minaccia nei campi
Obiettivo: eliminare i cinghiali ostili.
Difficoltà: bassa.
Ricompensa: esperienza e monete.
«Bassa.»
LYRIA sorrise.
«Perfetto.»
Accettò.
La porta della città si apriva su un sentiero che attraversava prati e piccoli boschi. L’aria era fresca. In lontananza si sentivano uccelli e acqua corrente.
Camminava con una mano sull’impugnatura della spada.
Ogni tanto la estraeva di pochi centimetri, controllando il riflesso della lama.
«Prima missione.»
La rimise nel fodero.
«Primo combattimento.»
Fece un respiro soddisfatto.
«Prima gloriosa vittoria.»
Un grugnito provenne dai cespugli.
LYRIA si fermò.
Un cinghiale emerse lentamente dall’erba.
Era più grande di quanto si aspettasse.
Molto più grande.
Aveva il dorso robusto, il pelo ispido e due zanne che non avevano niente di rassicurante.
LYRIA lo fissò.
L’animale fissò lei.
«Ciao.»
Il cinghiale raschiò il terreno con uno zoccolo.
«Senti, io avrei una quest...»
L’animale caricò.
«AH!»
LYRIA saltò di lato.
Il cinghiale le passò accanto a una velocità impressionante e si schiantò contro un tronco.
Un tonfo sordo risuonò nel bosco.
LYRIA rimase immobile.
«Okay.»
Guardò la propria spada.
«Non era previsto.»
Il cinghiale si voltò.
Una barra rossa apparve sopra la sua testa.
WILD BOAR — LV. 2
«Livello due?»
Il cinghiale caricò di nuovo.
«MA IO SONO UNO!»
LYRIA cercò di parare.
La lama colpì male, scivolando lungo il fianco dell’animale.
L’urto la sbilanciò.
Cadde sull’erba.
Una fitta di dolore le attraversò il braccio.
Non era insopportabile, ma era abbastanza reale da farle dimenticare per un istante di trovarsi in un gioco.
«Ahi!»
La barra dei suoi punti vita diminuì.
LYRIA la guardò, incredula.
«Ehi! Piano!»
Il cinghiale si girò ancora.
Lei si rimise in piedi troppo in fretta, inciampò quasi nel fodero e riuscì a evitare il secondo attacco per un soffio.
Il cuore le batteva fortissimo.
«Aspetta!»
Naturalmente il cinghiale non aspettò.
LYRIA corse dietro un albero.
L’animale lo aggirò.
Lei corse dall’altra parte.
L’animale la seguì.
Per qualche secondo i due girarono intorno al tronco in una scena che sarebbe stata ridicola se non fosse stata così spaventosa.
«Ma non ti stanchi mai?»
Un secondo grugnito rispose da qualche parte alle sue spalle.
LYRIA si voltò.
Un altro cinghiale.
«No.»
Il nuovo arrivato abbassò la testa.
«No, no, no.»
Partì alla carica.
LYRIA scattò in avanti.
La seconda bestia mancò il bersaglio e colpì il primo cinghiale, che proprio in quel momento stava aggirando l’albero.
I due animali si urtarono violentemente.
LYRIA li guardò.
«Oh.»
Uno dei cinghiali barcollò.
Lei vide un’apertura.
Non pensò a una tecnica.
Non pensò a un’abilità.
Non pensò nemmeno a come tenere correttamente la spada.
Fece semplicemente un passo avanti e colpì.
La lama raggiunse il primo animale.
Una barra rossa si svuotò.
ENEMY DEFEATED
LYRIA spalancò gli occhi.
«L’ho preso!»
Il secondo cinghiale le arrivò addosso.
La gioia durò meno di un secondo.
LYRIA cadde all’indietro lungo un piccolo pendio, rotolando tra foglie e terra.
La spada le sfuggì di mano.
Il mondo girò.
Quando finalmente si fermò, era distesa sulla schiena.
La barra della vita lampeggiava pericolosamente.
Sopra di lei, il cinghiale avanzava.
LYRIA allungò una mano verso la spada.
Troppo lontana.
L’animale caricò.
Lei cercò disperatamente di spostarsi.
Il cinghiale scivolò sul terreno inclinato, mancò il suo corpo e finì contro una roccia affiorante.
LYRIA afferrò la spada.
Si rialzò sulle ginocchia.
Il cinghiale tentò di tornare all’attacco.
Lei chiuse quasi gli occhi e spinse la lama in avanti.
L’impatto la fece sobbalzare.
Poi il peso dell’animale cedette.
ENEMY DEFEATED
Silenzio.
LYRIA rimase immobile.
Respirava a bocca aperta.
La mano le tremava.
Davanti a lei comparve una finestra luminosa.
QUEST COMPLETED
REWARDS OBTAINED
EXPERIENCE GAINED
LYRIA fissò le parole.
Poi si lasciò cadere seduta sull’erba.
«Io...»
Si guardò intorno.
Nessun altro cinghiale.
«Io ho vinto.»
Un sorriso incredulo le attraversò il viso.
«HO VINTO!»
Alzò la spada.
Subito dopo abbassò il braccio, dolorante.
«Ahi. Okay. Celebrazioni moderate.»
Scoppiò a ridere.
Aveva terra sui vestiti, qualche graffio e pochissimi punti vita.
Ma aveva vinto.
La sua prima quest.
La sua prima battaglia.
La sua prima ricompensa.
«Sono fortissima.»
Si fermò a riflettere.
«No. Sono fortunatissima.»
Rise ancora.
Aprì l’inventario, cercò qualcosa che potesse recuperare la salute e si rimise lentamente in cammino verso la città.
Ogni tanto si voltava a guardare la spada, ancora incredula di aver davvero completato la sua prima missione.
Non vedeva l’ora di scoprire quale sarebbe stata la prossima avventura.
VI. Il pulsante scomparso
Quando LYRIA tornò in città, il cielo stava diventando scuro.
Le prime stelle brillavano sopra le torri. Le finestre si accendevano una dopo l’altra e la piazza centrale era illuminata da lanterne e globi di luce sospesi.
LYRIA camminava con una soddisfazione difficile da nascondere.
Aveva completato una quest.
Era sopravvissuta a due cinghiali.
Aveva guadagnato esperienza.
E aveva scoperto che le armature nuove potevano sporcarsi in modo sorprendentemente realistico.
«Una doccia virtuale sarebbe utile.»
Si fermò vicino alla fontana.
Alcuni giocatori chiacchieravano sui gradini. Altri consultavano i menu o confrontavano il proprio equipaggiamento.
LYRIA aprì l’interfaccia.
Voleva controllare i progressi prima di decidere cosa fare.
Inventario.
Statistiche.
Equipaggiamento.
Mappa.
Impostazioni.
Scorse le icone.
Si fermò.
Tornò indietro.
Le riguardò.
«Aspetta.»
Aprì le impostazioni.
Audio.
Interfaccia.
Accessibilità.
Sistema.
Ma mancava qualcosa.
LYRIA aggrottò la fronte.
«Dov’è il logout?»
Chiuse il menu e lo riaprì.
Controllò di nuovo.
Niente.
Forse era nascosto in una schermata secondaria.
Forse aveva sbagliato sezione.
Forse era un piccolo difetto dell’interfaccia.
«Dai, non fare scherzi.»
Accanto alla fontana, un giocatore pronunciò la stessa parola.
«Logout.»
LYRIA si voltò.
L’uomo stava muovendo freneticamente le mani davanti a sé.
«Non riesco a uscire.»
Una ragazza poco distante sollevò lo sguardo.
«Nemmeno io.»
Altre voci si aggiunsero.
«È sparito.»
«Dove si trova?»
«Qualcuno sa come disconnettersi?»
LYRIA sentì un brivido.
Non aveva ancora paura.
Non davvero.
Era una sensazione più sottile: il disagio di scoprire che una porta, sempre presente, non era più dove avrebbe dovuto essere.
Poi le luci della piazza tremolarono.
Un suono profondo attraversò la città.
Tutte le interfacce si spensero contemporaneamente.
Le conversazioni si interruppero.
Sopra la piazza apparve un’enorme finestra rossa.
Una voce risuonò ovunque.
ATTENTION, PLAYERS.
LYRIA alzò la testa.
Logout unavailable.
Qualcuno rise nervosamente.
«È un evento?»
La voce proseguì.
Death inside this world...
Una pausa.
...means death outside it.
Il silenzio che seguì fu irreale.
LYRIA rimase a guardare la finestra.
Le parole erano semplici.
Le aveva capite tutte.
Eppure il suo cervello si rifiutava di metterle insieme.
Clear the game...
La scritta rossa sembrò diventare ancora più intensa.
...or NEVER WAKE AGAIN.
Un urlo squarciò la piazza.
Qualcuno gridò che era impossibile.
Un uomo cominciò a chiamare aiuto.
Una ragazza si mise a piangere.
Altri giocatori tentarono disperatamente di riaprire il menu, ripetendo comandi che non producevano alcun risultato.
LYRIA non si mosse.
La sua mente era tornata a un prato fuori dalle mura.
Al terreno scivoloso.
Alla spada caduta.
Al cinghiale che avanzava.
Alla barra della vita quasi vuota.
Si ricordò del dolore al braccio.
Di quanto fosse stato reale.
Di quanto poco fosse mancato.
«No...»
La parola le uscì appena.
Il gioco non era diventato mortale in quel momento.
Lo era già.
Quando aveva comprato la spada.
Quando aveva riso davanti allo specchio.
Quando aveva accettato la missione.
Quando quei cinghiali l’avevano caricata.
Era stata a un passo dalla morte.
Da quella vera.
Una lacrima le scese lungo la guancia.
LYRIA non se ne accorse nemmeno.
VII. Lontano da tutti
La piazza era precipitata nel caos.
Persone che correvano.
Persone che gridavano.
Giocatori che si aggrappavano agli sconosciuti, cercando risposte che nessuno possedeva.
LYRIA si alzò dal gradino sul quale si era lasciata cadere.
Le gambe sembravano non volerla sostenere.
Qualcuno le urtò una spalla.
Lei barcollò.
«Scusa!» gridò una voce.
Non rispose.
Voleva soltanto andarsene.
Attraversò la piazza evitando la folla, poi accelerò lungo una strada laterale.
Il rumore la seguiva.
Urla.
Pianti.
Domande.
Corse.
Superò una bottega chiusa, un vicolo, una scalinata.
Non sapeva dove stesse andando.
Non le importava.
Doveva trovare un posto in cui nessuno potesse guardarla.
Un posto in cui nessuno le chiedesse cosa fare.
Perché lei non lo sapeva.
Non sapeva assolutamente niente.
Raggiunse una delle uscite secondarie della città e proseguì lungo un sentiero.
La notte era ormai scesa.
Gli alberi si fecero più fitti.
Le luci delle mura rimasero indietro.
LYRIA continuò finché il rumore della città scomparve.
Soltanto allora si fermò.
Appoggiò una mano contro un tronco.
Respirò.
Una volta.
Due.
Poi le gambe cedettero.
Scivolò lentamente a terra.
«Non è vero.»
La sua voce si spezzò.
«Non può essere vero.»
Aprì il menu.
Controllò ancora.
Logout.
Doveva esserci.
Da qualche parte.
Per forza.
«Ti prego.»
Scorse ogni voce.
Ogni impostazione.
Ogni schermata.
Niente.
«Ti prego, fammi uscire.»
Il menu rimase aperto davanti a lei, luminoso e indifferente.
LYRIA lo chiuse con un gesto brusco.
E scoppiò a piangere.
Non pianse come nei film, con lacrime ordinate e parole memorabili.
Pianse piegata su se stessa, cercando aria tra un singhiozzo e l’altro.
Aveva paura.
Una paura enorme, fisica, che le stringeva il petto e le faceva tremare le mani.
Pensò alla sua camera.
Alla finestra.
Alla luce del pomeriggio.
A Zack.
Zack che dormiva accanto a lei.
Zack che probabilmente, prima o poi, avrebbe cercato di svegliarla.
«Zack...»
Pronunciare quel nome peggiorò tutto.
Si coprì il viso con entrambe le mani.
«Voglio tornare a casa.»
La foresta non rispose.
Il vento continuò a muovere le foglie.
Da qualche parte cantava un insetto notturno.
Era un mondo bellissimo.
Lo stesso mondo che poche ore prima l’aveva fatta ridere, correre e meravigliare.
Adesso le sembrava immenso.
Troppo immenso.
E lei era terribilmente sola.
Non sapeva quanto tempo trascorse così.
A un certo punto le lacrime diminuirono.
Non perché avesse smesso di avere paura.
Semplicemente non riusciva più a piangere.
Rimase seduta, con la schiena contro l’albero e gli occhi gonfi.
Guardò la propria mano.
Era ancora lì.
Le dita si muovevano.
Sentiva la corteccia sotto il palmo.
Sentiva l’aria fredda sulla pelle.
Tutto era reale.
Troppo reale.
«Okay.»
La parola le uscì rauca.
Aspettò qualche secondo.
«Okay, LYRIA.»
Deglutì.
«Sei ancora viva.»
Guardò la barra della salute.
Non era piena.
Ma non era vuota.
«Sei ancora viva.»
Lo ripeté come se avesse bisogno di convincere qualcuno.
Forse se stessa.
Poi osservò il buio tra gli alberi.
Aveva già incontrato dei mostri fuori città.
Non poteva sapere cos’altro si nascondesse nella foresta.
Rimanere seduta a piangere non l’avrebbe protetta.
Doveva fare qualcosa.
Qualunque cosa.
Si alzò lentamente.
Le gambe le facevano male.
Si asciugò il viso con una manica.
«Prima cosa...»
Guardò intorno.
«Non morire di freddo.»
Non era un grande piano.
Ma era un inizio.
VIII. Un piccolo fuoco
Trovare legna sembrava semplice.
Lo era molto meno quando ogni rumore nel sottobosco faceva pensare a un mostro.
LYRIA raccolse rami secchi vicino agli alberi, evitando di allontanarsi troppo dal sentiero.
Ogni tanto si fermava ad ascoltare.
Un fruscio.
Una foglia.
Un ramo spezzato.
«Se sei un cinghiale, ti avverto che oggi ho già dato.»
Nessuno rispose.
«Bene. Apprezzo la collaborazione.»
Raccolse un ultimo fascio di rami e tornò in una piccola radura riparata.
Preparò un mucchio di legna.
Poi lo fissò.
«Adesso... il fuoco.»
Aprì l’inventario.
Controllò gli oggetti.
Per un momento temette di aver speso tutte le monete in vestiti e di non possedere niente di utile.
Ma tra le dotazioni iniziali trovò un piccolo strumento per accendere il fuoco.
«Grazie, inventario.»
Si inginocchiò.
Il primo tentativo non funzionò.
Nemmeno il secondo.
Al terzo, una scintilla morì prima di raggiungere l’esca.
«Fantastico.»
Provò ancora.
«Posso combattere due cinghiali ma non riesco ad accendere quattro rametti.»
Un’altra scintilla.
Questa volta una piccola fiamma prese vita.
LYRIA rimase immobile, quasi temendo di spegnerla respirando.
Poi aggiunse delicatamente un rametto.
La fiamma crebbe.
Ne aggiunse un altro.
Un piccolo fuoco cominciò a illuminare la radura.
LYRIA lo guardò a lungo.
«Ce l’ho fatta.»
Non c’era nessuno ad applaudirla.
Nessuna finestra di ricompensa.
Nessuna esperienza guadagnata.
Soltanto un fuoco minuscolo in una foresta sconosciuta.
Eppure, per qualche ragione, quella piccola luce le sembrò più importante di tutte le monete ottenute durante la giornata.
Si sedette vicino alle fiamme, stringendosi le ginocchia.
Il calore le raggiunse lentamente le mani.
Sopra di lei, attraverso i rami, brillavano stelle che non appartenevano al cielo della sua camera.
Pensò agli altri giocatori.
A quelli rimasti in piazza.
A quelli che forse erano già partiti.
A quelli che, come lei, cercavano soltanto un posto dove passare la notte.
Non sapeva se qualcuno avrebbe trovato una soluzione.
Non sapeva quanto sarebbe durato tutto questo.
Non sapeva nemmeno se sarebbe riuscita a superare la prossima missione.
Abbassò gli occhi verso la spada appoggiata accanto a sé.
Poche ore prima avrebbe trovato ridicola l’idea di affidare la propria sopravvivenza a un’arma comprata da un mercante virtuale.
Adesso era una delle poche cose che possedeva.
La prese.
Controllò la lama.
Poi la sistemò a portata di mano.
«Domani...»
Si interruppe.
Non sapeva cosa promettersi.
Di diventare più forte?
Di trovare altri giocatori?
Di cercare una via d’uscita?
Erano tutte cose troppo grandi.
Troppo lontane.
Guardò il fuoco.
«Domani ci penso.»
Una pausa.
«Stasera basta sopravvivere.»
Restò sveglia ancora a lungo, ascoltando il crepitio della legna.
Ogni tanto le tornava da piangere.
A volte lasciava scendere qualche lacrima.
Altre volte fissava semplicemente le fiamme finché il nodo in gola non si allentava.
Alla fine, stremata, si rannicchiò nel punto più riparato della radura.
Il piccolo fuoco continuava a bruciare.
LYRIA chiuse gli occhi.
E si addormentò.
IX. Game… Start
La prima luce dell’alba attraversò le foglie.
Un uccello cantò sopra la radura.
LYRIA aprì gli occhi lentamente.
Per un istante non ricordò dove fosse.
Vide gli alberi.
La terra.
Le braci ormai spente.
Poi ricordò tutto.
La città.
I cinghiali.
L’annuncio.
La piazza.
Il logout scomparso.
Rimase immobile, sperando assurdamente che bastasse chiudere gli occhi ancora una volta per risvegliarsi nella propria camera.
Li chiuse.
Aspettò.
Li riaprì.
Era ancora lì.
«Già.»
Si mise seduta.
L’aria del mattino era fresca e il bosco sembrava meno minaccioso alla luce del sole.
Davanti a lei, tra gli alberi, il sentiero proseguiva verso colline lontane.
LYRIA si alzò.
Si sistemò i vestiti, controllò l’equipaggiamento e raccolse la spada.
Poi guardò il luogo in cui aveva trascorso la notte.
Un piccolo cerchio di terra annerita.
Qualche ramo consumato.
Niente di speciale.
Eppure era il primo posto di quel mondo in cui aveva scelto di non arrendersi.
Inspirò lentamente.
Aveva ancora paura.
Non sapeva cosa l’aspettasse.
Non sapeva se sarebbe stata abbastanza forte.
Ma una cosa la sapeva.
Non voleva morire.
Non lì.
Non adesso.
E soprattutto voleva tornare a casa.
«Okay, LYRIA.»
Si sistemò gli occhiali.
Un gesto piccolo, familiare.
«Vediamo di uscirne viva.»
Fece il primo passo.
Poi il secondo.
La luce del mattino illuminò il sentiero davanti a lei.
Nessuna folla ad applaudirla.
Nessuna musica trionfale.
Nessuna promessa di vittoria.
Soltanto una ragazza di venticinque anni, una spada economica e un mondo immenso che non le avrebbe permesso di andarsene.
LYRIA continuò a camminare.
E da qualche parte, nel silenzio di quel nuovo giorno, due parole sembrarono dare un nome a ciò che era appena cominciato.
Game...
Start.
Fine del Capitolo 01 — Welcome World