Luminous Sword
The Virtual World Saga — Capitolo 02
I. La città che non doveva esserci
La pergamena tremava tra le dita di LYRIA. Non per il vento: su quel crinale, il vento si era fermato.
Davanti a lei, la città sospesa tra le nuvole sembrava trattenere il respiro. Ponti impossibili attraversavano il vuoto, cascate precipitavano da terrazze perdute nella foschia e torri sottili si innalzavano verso un cielo che aveva smesso di comportarsi come un cielo. Al centro delle nuvole, una spirale viola continuava a ruotare.
LYRIA guardò ancora la vecchia mappa. La X rossa era esattamente dove avrebbe dovuto essere. Era tutto il resto a essere sbagliato.
«Magnifico. Ho seguito una mappa per ore e sono arrivata in un posto che, secondo il gioco, non esiste.»
OUT OF MAP
Unexplored Territory — Data Not Available.
Aveva già incontrato sentieri nascosti e rovine senza nome. Ma qui la mappa non mostrava una regione oscurata. Non mostrava proprio niente. Eppure qualcuno, chissà quando, aveva disegnato quella X.
Arrotolò la pergamena e la ripose. «Va bene. Vediamo quanto sei inesistente.»
Il sentiero scendeva tra pietre antiche e cristalli viola. La città cresceva a ogni curva: archi immensi, ponti sospesi, torri galleggianti. In lontananza una cattedrale dominava ogni cosa. Anelli concentrici ruotavano intorno alla sua guglia, illuminati da una stella violetta.
Due colonne segnavano l'ingresso. Da esse pendevano stendardi scuri, consumati, decorati con un simbolo simile a una rosa dei venti. LYRIA riconobbe lo stesso emblema sopra la cattedrale.
Tentò di aprire la mappa. La finestra tremolò e scomparve.
«Ricevuto. Niente navigatore.»
Un messaggio comparve davanti ai suoi occhi.
NEW AREA DISCOVERED
DUNGEON OF ECHOES
Map Data // Not Found
«Un dungeon.» La parola era quasi rassicurante. Un dungeon aveva regole, nemici, ricompense. Di solito anche un'uscita.
Rilesse l'ultima riga. «Naturalmente doveva esserci un problema.»
Attraversò l'arco. Nessuna porta si chiuse alle sue spalle. Eppure sentì di aver oltrepassato un confine.
II. Il silenzio delle statue
L'interno della cattedrale era smisurato. Colonne gotiche salivano verso una volta invisibile; vetrate blu e viola filtravano una luce senza origine. Bracieri cristallini ardevano senza combustibile. Un sottile strato d'acqua copriva il pavimento.
Ogni passo produceva un'eco.
Lungo le pareti stavano figure incappucciate, immobili su piedistalli, le mani raccolte davanti al petto. Sembravano monaci. O custodi.
LYRIA si avvicinò. «Salve.»
Nessuna risposta. Tentò di richiamare la scheda informativa: nessun nome, nessun livello, nessun indicatore. «Immaginavo.»
Tutte le figure erano rivolte verso una scalinata. In cima brillava un punto azzurro, troppo distante per distinguerne la forma.
L'acqua si increspò.
Un rumore metallico attraversò la navata. Dietro una colonna, qualcosa mosse la testa. Due luci viola si accesero nell'oscurità. Poi altre due. E altre ancora.
Un cavaliere corazzato emerse dalle ombre. L'armatura nera era composta da placche taglienti; la visiera celava il volto. Impugnava una spada quasi lunga quanto LYRIA.
«Ecco. Adesso sembra davvero un dungeon.»
Estrasse la propria arma. La lama azzurra si rifletté sull'acqua.
Alle spalle del cavaliere si mossero altre sagome. Una finestra comparve.
ENEMYS // 40/40
MOBILITY // IMPACT SYSTEM
«Quaranta?» LYRIA sbatté le palpebre. «Non potevate essere, che so, quattro?»
Il primo cavaliere caricò.
III. Quaranta
Il colpo arrivò dall'alto. LYRIA lo deviò, ma l'impatto le percorse il braccio fino alla spalla. Troppo pesante: non poteva vincere con la forza.
Scivolò di lato, lasciando che la lama nemica colpisse il pavimento. Affondò sotto il braccio del cavaliere. L'armatura cedette e il corpo si dissolse in frammenti scuri.
Trentanove.
Non ebbe il tempo di sorridere. Tre spade convergevano verso di lei. Saltò indietro; l'acqua esplose sotto gli stivali.
«Okay. Non siete stupidi.»
Cominciò a correre tra le colonne. Cambiava direzione all'ultimo istante, attirava i cavalieri l'uno contro l'altro, colpiva le giunture quando le loro armi restavano incastrate nella pietra. Un nemico cadde, poi due, poi un altro.
Ma la navata continuava a riempirsi di metallo.
Un fendente le raggiunse la coscia. Il dolore le piegò la gamba. Rotolò via prima del colpo successivo. Un'altra lama le ferì il braccio. Un lampo rosso segnalò il danno, ma lei non si fermò a leggerlo.
Un cavaliere più alto degli altri le sbarrò la strada. Sollevò un'arma a due mani.
LYRIA guardò la lama, l'acqua, la distanza.
«Proviamo una cosa.»
Scattò in avanti. Quando il cavaliere colpì, si lasciò scivolare sotto il fendente. Piantò una mano a terra, ruotò e tagliò il ginocchio dell'avversario. L'armatura crollò. Un secondo colpo alla giuntura del collo la ridusse in frammenti.
Corse verso la scalinata. Un altro cavaliere la intercettò. Le due lame si bloccarono a pochi centimetri dal suo viso.
Negli occhi viola dell'elmo non vide odio. Solo una luce fissa, indifferente.
«Che cosa state proteggendo?» sussurrò.
Il cavaliere spinse. LYRIA cambiò presa, deviò la pressione e trovò un varco. Una scintilla azzurra attraversò il petto dell'armatura.
Poi, finalmente, non rimase più nessuno in piedi.
IV. Il prezzo della vittoria
LYRIA continuò a tenere la spada sollevata. Aspettava un'altra ombra, un altro passo, un altro colpo.
Niente.
Solo l'acqua si muoveva tra frammenti di armature e cristalli luminosi. Nessuna musica di vittoria. Nessun messaggio di completamento.
«Finito?» La voce rimbalzò tra le colonne.
Fece un passo. La gamba cedette e cadde su un ginocchio, appoggiando la mano libera al pavimento. Il mantello era ridotto a strisce nere e viola. Sangue e polvere le macchiavano il viso. Le dita tremavano.
«Quaranta...» mormorò. «Davvero quaranta.»
Le sfuggì una risata breve, incredula. Poi svanì.
Aveva vinto. Ma sapeva che un'altra battaglia così avrebbe potuto ucciderla.
Sollevò lo sguardo. In cima alla scalinata la luce azzurra era ancora lì.
«Spero davvero che ne valga la pena.»
Si rialzò e cominciò a salire, un gradino alla volta.
V. La spada sospesa
L'oggetto era una spada, sospesa verticalmente dentro un fascio di luce.
La lama brillava di blu e viola; sottili linee luminose attraversavano il metallo. L'elsa, scura e appuntita, custodiva un cristallo pulsante. Cerchi di simboli ruotavano intorno all'arma.
LYRIA raggiunse l'ultimo gradino. Nessuna scheda oggetto. Nessun nome, livello richiesto o valore di danno.
«Una spada senza statistiche. Sempre meglio.»
Allungò la mano. Le dita sfiorarono la luce.
Sentì una vibrazione sottile, come una corda appena toccata. Il cristallo rispose con un bagliore.
«Mi hai sentita?»
Poi il mondo diventò rosso.
VI. Accesso negato
Le finestre di errore esplosero davanti ai suoi occhi.
ACCESS DENIED
Biometric Mismatch. Soul Signature Not Found.
SYNCHRONIZATION REJECTED
User Not Recognized.
ACCESS LEVEL INSUFFICIENT
Requirement Unknown. Force Field Active.
LYRIA ritrasse la mano. Una scarica rossa attraversò l'aria e una rete di triangoli scarlatti avvolse la spada.
DANGER
Do Not Proceed. Containment Protocol Engaged.
«Contenimento?»
Non era un normale requisito di livello. Il sistema non diceva che fosse troppo debole. Diceva di non riconoscerla.
Ripensò alla X sulla pergamena, alla città assente dalla mappa, ai cavalieri senza nome. E a quella spada che aveva reagito al suo tocco.
«Se non posso prenderla, perché ha reagito quando l'ho sfiorata?»
La barriera crepitò.
DO NOT FORCE ACCESS
LYRIA serrò la mascella. Fece un passo avanti. Il dolore le attraversò il palmo prima ancora che riuscisse a toccare la barriera. Gridò, ritraendo la mano.
Poteva andarsene. Era ferita, esausta, e la strada verso l'ingresso sembrava libera. Avrebbe potuto tornare più tardi, cercare aiuto, capire meglio.
Alzò lo sguardo. Sotto la rete rossa, il cristallo continuava a brillare di blu.
«No.»
Non era una risposta al sistema. Era una risposta a sé stessa.
«Non sono arrivata fin qui per fermarmi davanti a una finestra rossa.»
Posò entrambe le mani contro la barriera. Il dolore fu immediato. Le braccia tremavano; le ferite si riaprirono.
«Andiamo...»
La luce scarlatta aumentò d'intensità.
«Andiamo!»
Per un istante la rete tremolò. Attraverso il rosso, LYRIA vide il cristallo illuminarsi.
SYNCHRONIZATION REJECTED
USER NOT RECOGNIZED
ACCESS DENIED
Chiuse gli occhi. Non conosceva una procedura, non aveva un comando segreto. Era soltanto una ragazza ferita davanti a qualcosa che non capiva.
Continuò a spingere.
Per una frazione di secondo, la barriera smise di opporre resistenza.
Le dita raggiunsero l'impugnatura.
La strinse.
E il rosso scomparve.
VII. Luminous Sword
Il silenzio fu assoluto, come se ogni suono fosse stato interrotto nello stesso momento.
LYRIA aprì gli occhi. La spada era tra le sue mani.
Il cristallo emanava una luce azzurra intensa. Filamenti luminosi le avvolgevano le braccia senza ferirla. Le finestre di errore erano sparite. Nessun messaggio di successo le aveva sostituite.
«...L'ho presa.»
Lo disse piano, quasi temesse che la spada potesse cambiare idea.
Sollevò la lama. Una scia blu seguì il movimento con un ritardo impossibile, come se la luce cercasse di ricordarlo.
«Almeno dimmi che sei forte.»
Il cristallo pulsò.
«Non era una domanda seria.»
Un altro bagliore. LYRIA sorrise, stanca.
Quella meraviglia era la stessa che aveva provato entrando nel Virtual World. Ma ora sapeva quanto potesse costare inseguirla.
Non conosceva il motivo per cui la pergamena l'avesse condotta lì. Non sapeva perché la cattedrale fosse fuori dalla mappa dei giocatori, né perché il sistema avesse respinto una spada che alla fine era riuscita a impugnare.
Sapeva soltanto di essere viva.
Scese i gradini con la nuova arma al fianco. Il mantello lacerato sfiorava l'acqua; ogni passo le ricordava il prezzo della battaglia.
All'ingresso, il tramonto filtrava tra le colonne.
LYRIA guardò la lama, poi il cielo.
«Bene. Adesso troviamo una strada per tornare.»
Si incamminò tra le rovine.
Molto in alto, al centro degli anelli sospesi, la stella viola continuò a brillare.
Fine del Capitolo 02 — Luminous Sword.